Commodore una gloria senza tempo

Ripercorriamo le gesta del glorioso home computer e scopriamo cosa ci riserva il futuro

Il percorso di questo marchio inizia nel 1953, quando Jack Tramiel fonda la Commodore Portable Typewriter Co. Si tratta inizialmente di un piccolo negozio situato nel Bronx di New York, dove vengono riparate e rivendute macchine per scrivere. Nel 1955, forte di un accordo commerciale per l’assemblaggio di una macchina per scrivere di una società ceca, Tramiel si trasferisce a Toronto (Canada), dove fonda la Commodore Business Machines Ltd.
Alla fine degli anni ‘50 però i produttori giapponesi invadono il mercato americano di macchine per scrivere a basso costo e la società di Tramiel sposta il proprio business verso le calcolatrici meccaniche. Nel 1962 nasce quindi negli Stati Uniti la Commodore International Ltd.
Nello stesso anno la società si quota in borsa ma, come in un déjà-vu, quello che accadde alla fine degli anni ‘50 si ripete anche 10 anni dopo: diverse società giapponesi iniziano ad esportare macchine addizionatrici economiche nel Nord America, facendo una dura concorrenza ai produttori americani. Tramiel intraprende un viaggio in Giappone e, al suo rientro, decide di cambiar rotta. Intuisce infatti che il prodotto su cui puntare tutto è la calcolatrice elettronica, prodotto molto innovativo per l’epoca, ed in breve porta la Commodore a diventare uno dei marchi più popolari nel settore delle macchine da calcolo elettroniche.
L’ingresso nel mercato nel 1975 della Texas Instruments, il principale fornitore di componenti elettronici della Commodore, mette però in seria difficoltà l’azienda di Tramiel. TI inizia infatti a commercializzare modelli di calcolatrici elettroniche ad un prezzo molto competitivo, addirittura inferiore al prezzo di vendita degli stessi componenti.
Tramiel deve fare qualcosa per non soccombere e chiede un sostanzioso finanziamento ad Irving Gould, il principale azionista della Commodore. Nel 1976 la società trasferisce la sua sede legale nelle isole Bahamas, assumendo l’assetto di una holding multinazionale, ed inizia una serie di acquisizioni di diverse società nel settore dell’elettronica, tra cui la storica M.O.S. Technology, che vengono così inglobate nella Commodore.
Queste acquisizioni permettono alla Commodore di controllare l’intera filiera della sua produzione, dal più piccolo componente elettronico fino ad arrivare al prodotto finale interamente assemblato.
Chuck Peddle, brillante ingegnere della M.O.S. Technology, diventa responsabile tecnico della Commodore. Comincia così l’espansione della società nel nascente mercato dei personal computer, con il primo prodotto per le aziende che vede la luce nel 1977, il Personal Electronic Translator (PET). Nel 1980 arriva il VIC-20, destinato invece ad un’utenza privata, che nei pochi anni della sua commercializzazione ottiene un notevole successo, raggiungendo quota 2.500.000 unità vendute. Ma è il suo successore, due anni dopo, a diventare il computer più famoso della storia: il COMMODORE 64. Commercializzato in un arco temporale di 12 anni, dal 1982 fino al 1994, è destinato ad essere, con un successo senza precedenti, l’home computer più venduto nella storia dell’informatica, con oltre 22 milioni di unità. Lo smisurato successo del Commodore 64 si rivela paradossalmente un’arma a doppio taglio per l’azienda. Tutti i suoi tentativi di mettere in commercio altre macchine non compatibili con l’architettura del C64 e con il suo parco software (come il 16 e il Plus/4) si rivelano disastrosi e tutto ciò limiterà, negli anni a seguire la capacità di Commodore di innovare. Solo con la serie Amiga, un sistema ad alte prestazioni della Amiga Corporation, l’azienda, priva del suo leader storico Tramiel, passato alla guida di Atari, riesce a proporre macchine che si rivelano davvero innovative e persino troppo avanti rispetto al resto del mercato.
Per circa un decennio Commodore propone, sia in campo business che home, diversi modelli Amiga estremamente performanti sia nel campo grafico che in quello audio, veri top di gamma in quegli anni.
Purtroppo tutto ciò non basta a salvare la Commodore dal fallimento. Una serie di scelte finanziarie sbagliate, management non all’altezza e concorrenza sempre più agguerrita nel settore porteranno l’azienda a chiudere i battenti ufficialmente il 29 aprile del 1994.

Commodore 64, una leggenda dura a morire

Il Commodore 64 nasce con una felice dotazione tecnica che, fin da subito, ne decreta il suo straordinario successo. Una tastiera con una meccanica robusta, 64 Kb di RAM, un interprete BASIC prodotto da Microsoft disponibile in ROM, un chip grafico dedicato (VIC-II) con un generatore di sprite (fino ad 8) e rilevazione hardware delle collisioni sprite-sprite e sprite-caratteri, in grado di comporre immagini video ad una risoluzione di 320×200 pixel in modalità monocromatica oppure di 160×200 pixel in grafica multicolore (4 colori per ciascuna cella di 4×8 pixel di schermo) ed un chip dedicato per il suono, il ben noto SID, con 3 canali audio programmabili ed indipendenti, capace di un’estensione di 8 ottave in una gamma tra 16 e 4000 Hertz sono solo alcuni degli aspetti hardware più apprezzati di questa macchina.
Queste caratteristiche potranno non dire molto al giorno d’oggi ma considerate però che i PC di allora, molto (ma molto) più costosi, avevano solo un semplice chip video che riusciva a visualizzare poche righe di testo, oltretutto su monitor monocromatici a fosfori verdi o ambra! Quando esisteva, il comparto audio consisteva in un modestissimo circuito accoppiato ad un piccolo altoparlante interno, in grado di emettere una gamma di suoni molto limitata.
Il fatto che l’interprete BASIC sia già presente nel Commodore 64 in ROM, immediatamente utilizzabile alla sua accensione e che permette di sfruttare in qualche modo le sue risorse audio/video, lo rende una perfetta macchina per iniziare a programmare. Le limitazioni del BASIC fornito con la macchina spinge molti programmatori ad imparare l’assembly, linguaggio a basso livello che consente di accedere e gestire tutte le risorse elaborative del Commodore 64 alla massima velocità.
Non è un caso che il Commodore 64 diventò rapidamente la piattaforma di riferimento per il gaming di quegli anni, con un parco di software applicativo e videoludico dedicato davvero impressionante.

Le infinite versioni…
Il C64 nel corso degli anni viene prodotto in diverse versioni a partire da quella iniziale, introdotta nel 1982, nota in Italia come “biscottone” (o “breadbin” nei paesi di lingua inglese).
Il C64C, per esempio, che viene diffuso a partire dal 1986, presenta un design diverso con un profilo più basso e più moderno rispetto a quello iniziale. Viene apportata anche qualche modifica alla piastra madre e nei circuiti integrati al suo interno. Verso la fine del 1987 c’è un ritorno al design originale con il C64G, molto simile al case originale del 1982, ma con colori decisamente più chiari.
Altre versioni, caratterizzate da una diffusione molto più modesta sono: il Commodore MAX, destinato al mercato giapponese, con tastiera a membrana e soli 2,5 KB di memoria; il Commodore 64 GS (“Game System”), essenzialmente una console per videogiochi senza tastiera; il Commodore SX-64 “Executive”, versione portatile del C64 dotata di monitor a colori, tastiera separata ed unità a dischi interna; molto ricercato dai collezionisti.

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Il ritorno di un mito

Il successo del C64 è stato tale da sopravvivere, incredibilmente, anche al fallimento della stessa Commodore, con aziende indipendenti che hanno immesso e tuttora immettono sul mercato prodotti hardware destinati ad utenti ancora oggi emotivamente legati a questo straordinario home computer.

Anno 2004 – Console
C64 Direct-to-TV
Sito Internet: http://bit.ly/c64directtotv
Prezzo: da 35€
In una panoramica, tutt’altro che esaustiva, troviamo prodotti come il C64 Direct-to-TV, noto anche come C64 DTV, frutto di una implementazione in un singolo chip ASIC dell’intera elettronica del C64, alloggiata all’interno di un contenitore simile ad un joystick “Competition Pro” della metà degli anni ‘80, con 30 giochi al suo interno immediatamente disponibili. Il dispositivo è progettato per poter essere collegato direttamente alla TV e compare sul mercato nella prima metà degli anni 2000. Tulip Computers acquisì infatti il marchio Commodore nel 1997, e concesse in licenza i diritti ad Ironstone Partners che, in collaborazione con DC Studios e Mammoth Toys, sviluppò e commercializzò l’unità.

Anno 2013 – Computer Desktop
Commodore C64x
Sito Internet: http://bit.ly/commodorec64x
Prezzo: da 369€
Nell’aprile del 2011 fa il suo ingresso nel mercato il Commodore C64x, in realtà un clone PC con il case che replica fedelmente l’originale del Commodore 64. Commercializzato solo fino al 2013 da Commodore USA (e tutt’ora in vendita da Amibyte – www.amibyte.com), vengono prodotti diversi modelli con caratteristiche hardware variabili e processori Intel x86 che spaziano dall’Atom fino ad arrivare ai modelli Core i7.
Un esemplare super carrozzato ci arrivò tra le mani e, dopo averlo testato in laboratorio, pubblicammo la sua review (http://bit.ly/c64xpdf).
Commodore USA nasce nel 2010 ed ottiene in licenza il marchio Commodore dalla società
Commodore Licensing BV, che ne detiene i diritti in quegli anni.

Anno 2015 – Smartphone
Commodore PET & Leo
Sito Internet: http://bit.ly/smartphonecommodore
Prezzo: nd
Si intuisce facilmente come il marchio Commodore sia talmente appetibile da essere continuamente oggetto di cessioni, acquisizioni e speculazioni che si sono concretizzate nel corso degli anni.
Anche una società italiana, denominata Commodore Business Machines, dal 2015 ottiene l’uso del marchio (C=) per i prodotti che commercializza, cioè smartphones ed accessori. Due i modelli di cellulari commercializzati dall’azienda nostrana fino a questo momento; il primo, dal nome molto evocativo, PET, ed un secondo, LEO. In questo caso specifico però non c’è un legame diretto tra questi dispositivi ed il Commodore 64, se non, appunto, per la presenza del marchio Commodore su tali dispositivi. Si rincorrono da mesi anche voci di un nuovo modello di smartphone brandizzato Commodore, che porta il nome di Nus.

Anno 2018 – Console
TheC64 Mini
Sito Internet: http://bit.ly/thec64mini
Prezzo: 50€
Nel 2017 la società inglese Retrogames Ltd. decide di realizzare un device che riproponga l’esperienza del C64. Inizialmente sono previste due versioni: una del tutto simile al C 64 originale, denominata “Computer console”, in scala 1:1, ed una seconda versione “Handheld console”, dalle dimensioni ridotte ma, in seguito ad una raccolta di fondi lanciata su Indiegogo, nel 2018 arriva sul mercato il TheC64 Mini. Le forme sono quelle del case originale ma la scala è ridotta 1:2. La tastiera inoltre è presente solo per ragioni estetiche, quindi non funzionante. Al suo interno un processore dual core Cortex A7, affiancato da una GPU Mali-400 per la gestione della grafica, una piattaforma ARM con HDMI 1.4. Si tratta di un device dedicato con Linux-inside dove gira un emulatore software. Il dispositivo si collega facilmente alle TV moderne, tramite un connettore HDMI, ha una interfaccia utente intuitiva e dispone di diversi giochi. Con il joystick USB si può scegliere il titolo da giocare sui 64 disponibili. La forma di questo joystick ricorda molto lo storico modello Competion Pro. Alle due porte USB è possibile collegare altri joy, una tastiera o una pen-drive con giochi extra. Il device non usa il marchio Commodore per evitare di pagare inutili royalties e cercare di tenere basso il costo del prodotto finale.

Anno 2019/2020 – Console
TheC64 Maxi
Sito Internet: http://bit.ly/c64maxi
Prezzo: 120€
Il nuovo Commodore 64 a dimensioni reali e con tastiera funzionante è tra noi: finalmente una versione che ci fa ricordare da vicino il nostro amato home computer. Nella confezione del TheC64 Maxi troviamo, oltre la tastiera in formato 1:1, un joystick USB a microswitch, un manualetto in stile vintage, un cavo HDMI per collegarlo ai TV di nuova generazione, un cavo d’alimentazione e un adattatore USB. Peccato che il tutto non sia morbidamente accolto dal classico polistirolo della confezione originale degli anni ’80. Ma ora, visto che siamo ancora in tempo, perché non farcelo regalare da Babbo Natale e vedere se nello scartarlo, riviviamo le vecchie emozioni di un tempo?

In definitiva…

Difficile ripercorrere in così breve spazio ed in poche parole la storia del marchio Commodore e quella del Commodore 64. Ci sarebbe ancora tanto da dire, non basterebbe un intero libro.
Possiamo però affermare, senza tema di smentita, che la storia del marchio Commodore è tutt’altro che terminata, anche grazie alla vivacità ed all’entusiasmo della comunità di appassionati del brand e del computer più celebre fra quelli nati sotto di esso: il Commodore 64. Per rendersene conto basta osservare i tantissimi giochi homebrew o prodotti da piccole software house che vengono ancora oggi rilasciati per questa gloriosa macchina

Il C=64 corre sul Web
Il Commodore ad oggi, è tutt’altro che deceduto: lo dimostrano oltre che i continui device che lo evocano, anche le infinite riviste elettroniche portate avanti con dedizione da appassionati di tutto il mondo.
In Italia spicca RetroMagazine, la nostra preferita: un vero magazine digitale che dal 2017 allieta con articoli divulgativi da un lato, e super-tecnici da un altro, tutti gli appassionati di retrocomputing e, in particolar modo, di Commodore maniaci! Il loro covo? Punta il browser su http://bit.ly/retromagazine e fai anche tu indimenticabile tuffo nel passato!